Che cosa significa essere connessi oggi? È la domanda da cui è partito il Retelit Hub 2026, “The New Sense of Connection“, ospitato al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Clienti, partner e stakeholder si sono confrontati sul futuro del digitale in Italia.
Ad aprire la serata Mimmo Zappi – Chief Commercial Officer di Retelit, che ha descritto come le grandi rotte sottomarine, le reti e le infrastrutture digitali sul territorio e le nuove tecnologie satellitari stiano convergendo in un unico ecosistema di cui l’Italia ne è uno dei nodi strategici. In questo scenario l’evoluzione di Retelit come orchestratore di ecosistemi digitali B2B.
L’Italia al centro del Mediterraneo
Il primo panel ha visto a confronto Roberta Neri – Presidente di Retelit e Federico Fubini – vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera. Dal dialogo è emerso un punto condiviso: la posizione geografica è un vantaggio, ma da sola non basta. Per diventare un vero hub digitale l’Italia deve, e non ha scelta, saper trattenere, elaborare e proteggere i dati, non soltanto farli transitare. Servono reti capillari e resilienti collegate alle grandi direttrici internazionali, energia disponibile, competenze e tempi certi per gli investimenti, in un patto tra pubblico e privato fondato su impegni misurabili.
Dalle infrastrutture alle imprese
Il secondo panel, dedicato ad AI, protezione e sovranità, ha riunito Mauro Capo – Aerospace&Defense Italy and Greece Managing Director di Accenture, Giovanni Rum – Senior Advisor dell’Agenzia Spaziale Italiana, Gabriele De Canio – Chief Technological Innovation Officerdi e-GEOS e della Divisione Spazio di Leonardo, e Jorge Álvarez – CEO di Retelit per capire come le infrastrutture digitali possano diventare il motore della competitività delle imprese. Il confronto ha messo in luce un passaggio ormai decisivo: per portare l’intelligenza artificiale dalla sperimentazione ai processi reali non basta la potenza di calcolo, serve una filiera integrata in cui reti, cloud e cybersecurity sono progettati e gestiti come un unico sistema.
È il modello su cui Retelit sta costruendo la propria proposta: una nuova rete in fibra realizzata con Nokia e Cisco, software-defined e quantum-safe, integrata con cloud, cybersecurity e architetture ibride che avvicinano l’elaborazione al dato. Un esempio concreto è il progetto Iride per l’osservazione della Terra, abilitato da infrastrutture e servizi Retelit. Per il futuro, le priorità dell’azienda sono innovazione, automazione dei processi anche grazie all’AI e ascolto del cliente.
A chiudere i lavori la keynote di Dhiraj Mukherjee, co-fondatore di Shazam e investitore in startup ad alto impatto, dedicata alla leadership nell’era dell’AI e al ruolo delle persone nel guidare la trasformazione, interpretandola e traducendola in scelte consapevoli.
È forse questo il significato più profondo di The New Sense of Connection: collegare possibilità, generare valore dai dati e trasformare le infrastrutture in opportunità per imprese, istituzioni e persone. Il Retelit Hub nasce proprio per questo, come spazio di confronto aperto tra imprese, partner ed esperti, nel segno dell’ambizione di Retelit: essere al fianco delle aziende per accendere la loro innovazione e contribuire a un’Italia più connessa, innovativa e competitiva.