Il Mediterraneo è tornato al centro delle rotte globali, questa volta per i dati. Tra Gibilterra e Suez, il bacino collega Atlantico e Oceano Indiano ed è un crocevia naturale tra Europa, Asia e Africa. In questo scenario l’Italia può affermarsi come hub del Mediterraneo e pilastro della data economy europea.
Secondo le stime di settore, il traffico sulle reti europee passerà da 349 Tbps nel 2024 a 646 Tbps nel 2027. Anche l’Unione europea riconosce il valore strategico dell’area. La Commissione ha istituito il Regional Cable Hub del Mediterraneo, coordinato dall’Italia con Grecia, Cipro e Malta.
Gli asset dell’Italia
Per sostenere questo ruolo non bastano nuovi cavi. Serve un ecosistema integrato, in cui punti di approdo, dorsali in fibra e data center lavorino insieme. Oggi i cavi sottomarini approdano soprattutto a Mazara del Vallo, Catania e Bari. Genova e Taranto si affermano come nuovi porti digitali. I data center restano invece concentrati intorno a Milano.
Il ruolo di Retelit
Diverse di queste infrastrutture portano la firma di Retelit. A Bari approda il cavo AAE-1, snodo per il traffico tra Asia e Medio Oriente. Taranto è il punto di approdo del Magna Grecia Cable, il progetto di circa 323 km che collegherà la Grecia alla rete in fibra italiana. A Genova sorgerà invece il data center carrier-neutral QGEN01, realizzato in collaborazione con Retelit. Asset che si integrano con la rete in fibra ottica e i data center di Retelit sul territorio nazionale, in un ecosistema che unisce approdi, dorsali e infrastrutture digitali. Un tema al centro anche dell’intervista a Diego Teot sulle nuove rotte dei dati.
È questo il tema dell’approfondimento pubblicato da CorCom. L’articolo analizza il ruolo strategico dell’Italia e gli asset su cui si fonda la strategia di Retelit.