La sovranità digitale è ormai un criterio chiave nella scelta delle piattaforme cloud per dati e applicazioni critiche. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, questa attenzione traina il mercato cloud italiano, cresciuto del 20% nel 2025.
Fino a pochi anni fa ci si chiedeva se portare dati e applicazioni nel cloud. Oggi la domanda è diversa: quale modello scegliere e con quali garanzie. In un contesto geopolitico instabile, il controllo sulle informazioni diventa uno strumento concreto di gestione del rischio.
Le scelte da valutare
Il punto di partenza è la classificazione dei dati, in base a criticità e obblighi normativi. Seguono la localizzazione dell’infrastruttura e l’autonomia dai fornitori, per limitare il rischio di lock-in. Infine, la sicurezza lungo tutto il ciclo di vita del dato: cifratura, gestione degli accessi, backup e disaster recovery.
Non esiste quindi una soluzione valida per tutti. Per ogni tipologia di dato va definito il modello di gestione più adatto, spesso con un provider specializzato.
Il ruolo del partner
A questo punto l’azienda può scegliere se mantenere dati e applicazioni in un cloud privato gestito internamente, con il massimo controllo ma investimenti e competenze significativi, oppure affidarsi a un provider specializzato in cloud sovrano. In questo secondo caso la scelta del partner diventa strategica: infrastrutture sul territorio nazionale, interoperabilità e connettività sono i criteri da cui partire.
È questo il tema dell’approfondimento realizzato con ZeroUno, testata di riferimento per i CIO in Italia. Nell’articolo, Retelit presenta il proprio approccio alla sovranità digitale: un ecosistema di 38 data center distribuiti in Italia, la partecipazione a iniziative per il cloud europeo come GAIA-X, CISPE ed European Cloud Alliance e una rete proprietaria in fibra ottica che collega data center, sedi aziendali e cloud pubblici.